25.11.2005

Elezioni politiche e Internet: consigli per l'uso

Internet e politica, campagne online,  ruolo del web.

Un riepilogo dell'importanza della Rete per la politica.

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Posted by Marco Montemagno on novembre 25, 2005 at 06:30 p. in Internet e Politica | Permalink | Commenti (6)

18.09.2005

Elezioni politiche 2006 e Internet: Vademecum per politici

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Clicca qui per scaricare "Elezioni politiche 2006 e Internet" (pdf, 474KB)

Dopo WebElections e "Political Web Tools", un Vademecum per chi fa politica in vista delle Elezioni 2006: "Elezioni politiche 2006 e Internet".

Questo Vademecum (40 pagg., Creative Commons) raccoglie diverse considerazioni sul tema Internet e politica, dalle elezioni inglesi 2005 ad oggi.

Ho cercato anche di individuare alcuni principi e trend della Rete, che mi sembrano imprescindibili per chiunque si occupi di politica e web.

Lo scopo di questo Vademecum  gratuito e di carattere divulgativo è, in definitva, quello di mettere a disposizione della classe politica e dei colleghi che si occupano di campagne online, alcune idee e linee guida implementabili all'interno delle proprie iniziative.

Come sempre, opinioni, critiche e consigli sono ben accetti :)

Clicca qui per scaricare "Elezioni politiche 2006 e Internet" (pdf, 474KB) oppure leggilo online di seguito.

Elezioni politiche 2006 e Internet
Principi e nuovi trend del Web per le campagne politiche online in Italia


Settembre 2005.
La campagna elettorale per le elezioni politiche italiane del 2006 è iniziata, con un grande assente: Internet.

Non ne parlano i politici, non se ne parla nei dibattiti, non ne fanno accenno il 98% dei media.

Internet in Italia, per la politica, sembra non esistere.

Il web politico italiano, tranne rare eccezioni, rimane un triste insieme di “siti cantina”, statici e completamente inutili, ravvivati solo in prossimità del voto.

Di fatto ad oggi Settembre 2005 (!) Internet e la politica italiana non hanno alcun rapporto.

Eppure i segnali di un cambiamento rivoluzionario in atto, sono chiari. Sono numerosi. Sono importanti.

Ma non bastano a smuovere i politici italiani.

Non basta che la Rete negli ultimi 2 anni abbia dimostrato di poter stravolgere mercati (quello musicale, ad esempio) e interi settori sociali/professionali (pensiamo all’informazione, con il fenomeno del grassroots journalism, i blogs, wikipedia).

E neppure sembrano bastare le recenti acquisizioni miliardarie nei settori più disparati del web (l’ultima, Ebay>Skype per oltre 4 MLD di dollari) o la scelta di uomini potenti come Rupert Murdoch, di investire pesantemente su Internet (2 MLD di dollari, solo per iniziare).

Intendiamoci.

Internet, come gli altri media, non fa miracoli.

Non si vincono elezioni per il solo fatto di usare un medium.

Ed è altrettanto evidente che il peso di Internet in politica, varia – e varierà sempre – in base ad una serie di innumerevoli e spesso imponderabili fattori (chi lo utilizza? Un partito, un singolo? Come viene utilizzato, in quale contesto? Con quale legge elettorale ? Con quale costituzione? Quanto è diffuso il web? E la banda larga? Come lo usano gli avversari? ecc.).

Ma escludere il Web dalla propria campagna elettorale – avere un sito statico NON è usare Internet -, negarne l’efficacia e ignorarne la potenza a priori, appare semplicemente insensato.

Il comportamento della classe politica italiana, a guardar bene, ricorda da vicino quello del mondo discografico, quando nel 2000 si parlava di musica online.

Benché software come Napster fossero già usati da 60 milioni di utenti, veniva considerato un fenomeno trascurabile.

Una mania da ragazzini.

Purtroppo per le major, la storia ha dimostrato il contrario e quell’ignoranza è costata – e costerà - miliardi di dollari, con nuovi players che sono diventati protagonisti del mercato (Apple Itunes ha superato, nel 2005, i 500 milioni di canzoni vendute online).

In politica questa stessa ignoranza costerà molto caro.

Costerà voti.

Costerà fiducia.

Costerà la prossima elezione.

Letture preliminari !

Prima di continuare, ti consiglio di leggere 2 testi molto utili che trovi a questi indirizzi:

WebElections

Political web tools

 

Se queste righe introduttive e le letture sopra consigliate Ti hanno convinto ad integrare Internet, realmente, nella Tua strategia politica, possiamo proseguire.

Individueremo anzitutto alcune “verità” della Rete, quindi i principali “trend” (un brutto termine che però vuole esprimere un concetto / linea guida, di grande importanza) portanti del web e la loro applicazione in politica.

Si tratta naturalmente di una classificazione non definitiva (molti addetti ai lavori storceranno giustamente il naso), sia perché Internet è l’insieme di tutti i trend che andremo a individuare, sia perché il Web continua ad evolversi (e le classificazioni diventano inutili appena si finisce di scriverle).

Però ritengo che una classificazione possa aiutare a spiegare meglio alcune tematiche e possa trasformare questo vademecum in un buon punto di partenza per ogni candidato che vorrà far sue queste idee e svilupparle all’interno della propria campagna.

Cominciamo.

1° VERITA’: Internet è usato da tutti gli italiani

Per la politica, valutare l’utilizzo del web in base al numero di utenti che lo utilizzano direttamente (tra i 17 e i 20 milioni secondo le ultime rilevazioni Audiweb o Censis), non ha senso.

La realtà di tutti i giorni dimostra che in Italia tutti usano il web direttamente o indirettamente.

Il motivo è semplice: da un lato Internet è ormai presente nella vita di tutti i giorni, disseminato sotto varie forme nel mondo che ci circonda, dall’altro lato quanto accade in Rete non rimane confinato online ma rimbalza sui media tradizionali (TV, Radio, stampa, ecc.) e finisce per raggiungere l’intera popolazione.

Gli esempi sono numerosi e in continuo aumento.

Pensiamo ai video dello Tsunami, alle foto scattate con i cellulari delle bombe a Londra –luglio 2005 – oppure ancora ai video terroristici; tutto materiale immesso inizialmente in Rete.

L’hanno visto solo gli utenti smanettoni e gli hacker?

No l’ha visto il mondo intero.

Un esempio italiano recente, riguardante la politica, è quello di Ivan Scalfarotto.

Scalfarotto si è candidato alle primarie dell’Unione del centro sinistra, usando solamente Internet per farsi conoscere.

Un approccio originale supportato da un blog, per altro molto semplice, è stato sufficiente a creare un grande clamore e fargli raccogliere le 10.000 firme necessarie per la candidatura.

Non c’è media italiano che non abbia riportato la notizia (se non avete seguito il caso trovate qui la rassegna stampa).

In altri termini, a costo praticamente nullo, questo candidato ha ottenuto una notorietà che non avrebbe potuto ottenere senza Internet, ottenendo tra l’altro un GRP di tutto rispetto (provate a calcolare personalmente il valore delle uscite ottenute sui media da Scalfarotto).

Un fattore determinante, al riguardo, è il fatto che i giornalisti usano ormai abitualmente Internet nel lavoro di tutti i giorni.

Quanto succede online, se rilevante / interessante / notiziabile, non rimane mai confinato a Internet.

Raggiunge tutti gli italiani.

2° VERITA’: Internet porta Euro

Internet continua a dimostrare di essere uno strumento straordinario per raccogliere fondi per una causa.

Anche in questo caso gli esempi non si contano più.

Esempi generali sono le donazioni alla croce rossa per lo Tsunami e l’uragano Katrina; nel settore politico i più noti sono le campagne americane di Dean, Bush e Kerry (centinaia di milioni di dollari raccolti).

Per quale motivo oggi è possibile raccogliere fondi online, mentre non era possibile farlo nella precedente elezione?

Semplicemente prima mancavano gli strumenti e la gente non si fidava ad usare la propria carta di credito online.

Strumenti come Paypal in italiano non c’erano 4 anni fa e non era immaginabile convincere la gente a dare i propri dati online, perché non c’era sufficiente pregresso capace di garantire, alla vista degli utenti, sicurezza e affidabilità.

Oggi, invece, è possibile e gli utenti (si anche quelli italiani) sono pronti.

Un esempio recente di raccolta fondi online, per sostenere una campagna, riguarda Beppe Grillo.

Grillo ha creato da alcuni mesi un proprio blog che è diventato famoso nel mondo oltre che un punto di riferimento online per centinaia di migliaia di persone.

A fine settembre 2005 www.beppegrillo.it è linkato da 2,687 siti ed è uno dei 100 blog più famosi al mondo, secondo la speciale classifica del motore di ricerca per blogs Technorati.

Grillo, per la sua ultima campagna fatta solo via Internet, “Fazio vattene” (= acquisto di una pagina pubblicitaria su un quotidiano per chiedere pubblicamente le dimissioni del Governatore Fazio) ha raccolto 24.339,03 euro da parte di 1.464 persone (il dato è aggiornato al 6/9/2005).

La raccolta di fondi online in Italia (fund raising) è inoltre avvantaggiata dalla diffusione dei cellulari (100% della popolazione) e dalla possibilità di effettuare la raccolta via sms (Internet e mobile sono collegati, v. di seguito Smart Mobs).

3° VERITA’: Internet porta Voti

La televisione porta voti? La stampa? La radio?

I media, in altri termini, possono smuovere, influenzare l’elettorato?

Se la risposta è si, allora ne consegue che anche Internet porta voti.

Ma proviamo ad affrontare questo tema da altri punti di vista.

Siete convinti del fatto che Internet raggiunga tutti gli Italiani e sia in grado di raccogliere euro per le campagne?

Allora anche in questo caso dobbiamo dedurre che gli stessi utenti che abbiamo raggiunto, direttamente o indirettamente via Internet, saranno anche elettori che andranno a votare.

E’ probabile che una persona che ci ha supportato online o ha donato soldi per la nostra campagna politica, ci venga poi a votare, non credete?

Un altro aspetto da non trascurare è quanto la Rete produca cittadini attivi.

In altri termini il Web è in grado di trasformare utenti passivi in protagonisti attivi.

Grazie a strumenti come i blogs, realizzabili da chiunque, ai tools di community che fanno dialogare l’utenza, alla presenza di un’infinità di viste su ogni argomento, che aumentano il senso critico, Internet è un medium sociale completamente diverso da tutti gli altri.

Ecco allora che non si può sottovalutare il peso che gli utenti più attivi online possono avere in termini politici (è il tema degli influentials, sul quale consiglio di leggere l’articolo “Triste solitario y final. In morte del Cyber-Geek” di Giuseppe Granieri, uno dei più noti bloggers italiani).

Quante persone è in grado di influenzare, ad esempio, un blogger affermato in rete?

Un blog, apprezzato dagli utenti e visitato da centinaia di migliaia di persone, quanti voti è in grado di spostare?

E ancora (per chi non fosse convinto).

Quanti voti fanno la differenza in una elezione?

Milioni, centinaia di migliaia, decine di migliaia?

Ogni elezione, ovviamente, fa storia a sé e l’incidenza dipende da innumerevoli fattori, cambia da Paese a Paese e non è generalizzabile.

Però sappiamo che sono numerosi i casi di elezioni, nel mondo, decise per pochi voti (solo 537 voti di differenza nelle famose elezioni USA del 2000, vinte da Bush su Al Gore).

Per cui chiediamoci: quanti voti faranno la differenza per le prossime elezioni 2006?

Quanti voti faranno la differenza nei singoli collegi?

Internet potrebbe proprio essere quella differenza.

1°TREND: Long Tail

Un aspetto fondamentale della Rete sono le nicchie.

Internet, potremmo dire, è un insieme di infinite nicchie.

La teoria che meglio spiega oggi questo concetto è la cosiddetta Long Tail. Chris Anderson, Editor in Chief di Wired, una delle più importanti riviste al mondo di ICT, ha scritto nell’ottobre del 2004 un articolo dal titolo “The Long Tail: Forget squeezing millions from a few megahits at the top of the charts. The future of entertainment is in the millions of niche markets at the shallow end of the bitstream”.

In sintesi, Anderson fa notare che con Internet alcuni limiti storici dei mercati tradizionali non esistono più ed in particolare: spazio e soglia di distribuibilità.

In pratica, se facciamo l’esempio di un negozio di musica online, questo non ha un limite di spazio e può pertanto ospitare un numero illimitato di pezzi (cosa che un megastore fisico non può fare per ovvi limiti di scaffali e spazio fisico a disposizione).

In aggiunta sul web non si è obbligati a vendere solo gli hits, cioè i prodotti che permettono di generare i grandi ritorni, ma si possono distribuire anche prodotti di nicchia che generano ritorni limitati.

Inoltre Internet permette, come è ovvio, di risolvere il problema della distribuzione, raggiungendo località geografiche e nicchie di utenza tradizionalmente irraggiungibili.

In politica la Long Tail si trasforma nella possibilità di connettere i candidati, con una moltitudine di nicchie di elettorato.

La long tail politica, significa che ho la possibilità di offrire ai miei elettori, contenuti specifici in base alle loro esigenze sapendo che l’aggregato di tante nicchie di elettorato può dimostrarsi superiore a quello che sino ad oggi è stato l’elettorato, visto nel suo insieme come una massa uniforme.

Se non esiste più un limite di spazio fisico e si possono distribuire infiniti tipi di messaggio/contenuti, allora i ritorni generati dall’insieme delle nicchie di elettorato può arrivare ad essere equivalente o superiore ai ritorni generati dalla massa.

Pensiamo ad esempio a uno spot elettorale trasmesso in televisione.
Il costo e la durata di uno spot costringono a creare format, visivi e di contenuto, che devono essere d’impatto sulle masse.

Su Internet invece possiamo creare contenuti differenziati per ogni tipologia di elettore. Posso dedicare attenzione a nicchie di elettori sensibili solo ad alcuni argomenti, creando spot o progetti web specifici per quel target.

Perché creare contenuti uguali per un ragazzo di 18 anni e un pensionato ?

Non bisogna farsi ingannare dall’idea di un “elettore medio”.

L’elettore medio non esiste.

E’ una figura inventata, per supplire alla limitazione dei media tradizionali; non potendo raggiungere i cittadini in modo personalizzato, le aziende e i partiti hanno dovuto creare messaggi e prodotti di massa in grado di abbracciare la più larga fetta della popolazione.

Con Internet non è più così.

Quanto valgono, allora, l’insieme delle nicchie dei Tuoi elettori?

2°TREND: Grassroots

Ogni secondo nasce 1 blog.

Ogni giorno, nel mondo, nascono 80.000 blogs.

Che cosa sono 80.000 persone al giorno che decidono non solo di leggere Internet ma anche di scriverci su ?

Sono elettori attivi, potenziali supporters che vogliono avere un ruolo in una campagna politica (se non addirittura diventare protagonisti della politica).

Non si possono ignorare.

In Internet l’informazione è sviluppata dal basso e la gente (=gli elettori) vuole sempre più partecipare, essere protagonista, che si tratti di notizie, di prodotti o di politica.

Oggi si può e chi usa Internet lo sa bene.

Progetti come Wikipedia (= l’enciclopedia gratuita creata dagli utenti), i blog volontari dedicati alle emergenze come tsunamihelp.blogspot.com o alle notizie (ad es. Metafilter), siti come Moveon con 3 milioni e mezzo di utenti registrati che si aggregano online per attivarsi politicamente, sono alcuni degli esempi grassroots più noti.

Il fenomeno decisivo in questo senso sono stati i blogs.

Da almeno 2 anni, ma con un’accelerazione impressionante negli ultimi 12 mesi (dalle elezioni USA 2004 in avanti), Internet e l’universo mediatico sono, infatti, radicalmente cambiati.

Il Web ha, di fatto, dei nuovi padroni di casa: i Bloggers.

I bloggers sono i veri e propri trendsetters del movimento grassroots.

Come hanno fatto i bloggers ad arrivare a dominare la rete?

I principali passaggi si possono così riassumere:

1. semplificazione della tecnologia e diffusione delle piattaforme di blogging (facilitata da investimenti di venture capitalists)

2. raggiungimento della notorietà sul Web, dovuta a ragioni tecniche (RSS, Permalink, Trackback, algoritmo di Google)

3. affermazione grazie alle caratteristiche intrinseche del nuovo media e al contesto (mancanza di barriere d’accesso, viralità, comunicazione non mediata).

In sintesi, basti sapere che oggi chiunque può mettere in piedi un blog – realmente - in 10 minuti, solamente usando un browser per navigare in internet (chi vuole approfondire l’argomento può leggere online questo studio).

Chi si occupa di politica oggi in Italia ha a che fare con la blogosfera, deve sapere che è destinata a crescere e che detesta essere ignorata.

In tal senso il celebre Clue Train Manifesto e il suo noto karma “i mercati sono conversazioni” è la lettura insostituibile per capire in quale direzione si muovono le forme di dialogo online.

La sfida da affrontare su questo fronte è sia quella di creare strumenti veri di ascolto dell’utenza (blog, wiki, tools di community, gli strumenti non mancano), sia zone di partecipazione capaci di trasformare i supporters in organizzatori, fornendo al tempo stesso ai sostenitori, strumenti per diventare virali.

Un esempio recente di partecipazione alternativa è quello del giovane videoblogger norvegese Raymond M. Kristiansen che per supportare il proprio partito ha creato una serie di video amatoriali che ha messo online sul proprio blog (vlog).

Non è il primo caso del genere (già sperimentato in prima persona dai politici Edwards e Andrei Rasiej), né il più evoluto, ma è senz’altro utile per capire come sta cambiando l’elettorato.

3°TREND: Social Web / Smart Mobs

Un luogo comune riguardante Internet è che elimina i rapporti personali (le persone, si sostiene, si isolano davanti al pc e non socializzano a causa della tecnologia).

E’ l’esatto contrario.

Internet è uno strumento perfetto per conoscere altre persone.

L’esplosione del dating online ne è la dimostrazione così come l’utilizzo della rete per coordinare incontri, iniziative o eventi nella vita reale.

In politica questo aspetto ha risvolti importantissimi.

Il web diventa un sistema straordinario per organizzare incontri nella vita reale.

Il sito più famoso in tal senso è Meetup, utilizzato in modo massiccio durante le elezioni americane (NB: Meetup inizialmente gratuito è ora a pagamento e già stanno nascendo alternative come Gatheroo).

Ecco i numeri di Meetup a fine elezioni USA 2004:

Meetup statistics (4 novembre 2004):

750,000+ registrations for "political" Meetup Groups*

450,000+ people actually attended a political Meetup

25,000+ political Meetups took place nationwide

* Includes Advocacy Groups & Candidate Groups (Presidential, Congressional, Gubernatorial) George Bush

6,069 Bush Supporters, 353 Meetup Groups, 346 cities, 25 countries, 847 events John Kerry

131,953 Kerry Supporters, 889 Meetup Groups, 653 cities, 28 countries, 8,713 events Democrats

66,237 Democrats, 511 Meetup Groups, 435 cities, 9 countries, 4,368 events Republicans

10,192 Republicans, 392 Meetup Groups, 382 cities, 14 countries, 1,285 events Howard Dean's "Democracy for America"

158,403 DFA Members, 546 Meetup Groups, 501 cities, 20 countries, 6,566 events Townhall.com (The Heritage Foundation)

26,137 Townhall Members, 524 Meetup Groups, 518 cities, 21 countries, 2,604 events

Passando all’Italia l’esempio più interessante è quello di Beppe Grillo (si ancora lui) che ha iniziato ad usare Meetup nel luglio 2005  e ad oggi ha raccolto 57 gruppi in 10 diverse nazioni, tra cui Stati Uniti, Francia, Spagna, Regno Unito, con circa 2300 persone.

Il web sociale si traduce, dunque, nella possibilità di creare movimenti di sostenitori locali nei singoli collegi o su base nazionale, in linea con il trend grassroots visto in precedenza.

La migrazione del web dal virtuale al reale è poi resa possibile da tutti gli strumenti mobili e non (3G, SMS, wireless, sistemi di rilevazione satellitare, ma si pensi anche all'open source, il p2p, ancora i blogs, i wiki, mobile social software, ecc.) che segnano l'emergere di una nuova forma di 'intelligenza diffusa’ che sta modificando lo stato attuale delle relazioni socioeconomiche.

In definitiva, il web viene integrato con devices mobili (es. cellulari) per organizzare attività nella vita di tutti i giorni e questo in politica si traduce in Flash mobs politici (incontri offline coordinati via web/sms), mobile social networking (elettori che incontrano altri lettori inviando sms a siti che gestiscono database geolocalizzati) e forme di partecipazione in continua evoluzione.

Il web ha definitivamente lasciato le scrivanie per seguirci ovunque.

4°TREND: Tagging

Il modo di gestire e organizzare le informazioni è cambiato e, anche in questo campo, i fruitori sono diventati protagonisti.

Del.icio.us, Metafilter, Technorati, Flickr, 43Things, sono alcuni dei siti che hanno lanciato il concetto di folksonomy.

Folksonomy (termine coniato nel 2004 da Thomas Vander Wal) o “tagging” è un concetto semplice: quando si carica un contenuto in Internet (un post di un blog, una foto, un sito preferito, ecc.) lo si associa ad una categoria ("tag").

Possiamo pensare al tagging come a una forma di classificazione del sapere decentralizzata, priva di un coordinamento unitario.

In altre parole con l’introduzione della folksonomy sono gli utenti (noi) a decidere autonomamente come classificare i concetti e i dati presenti in Internet.

Per quanto a prima vista possa sembrare un atteggiamento molto semplice e poco appariscente, in realtà “taggare” dei dati sta avendo risvolti pratici decisamente rilevanti. Anzitutto permette sia a motori di ricerca come Technorati di fare ricerche per categorie indicate dagli utenti stessi sia di capire quali sono le categorie (= gli argomenti) più discussi/caldi della Rete.

Anziché cercare “elezioni” su Google e ricevere risultati si mirati ma impersonali, posso cercare “tag: elezioni” su Technorati e trovare tutti i post dei bloggers, le foto (su Flickr) e i siti preferiti (su Delicious e Furl), etichettati “elezioni”.

Forse più caotico ma molto più personale.

Passando dalla teoria alla pratica, si possono impiegare i tag per le più svariate attività: creare eventi, organizzare campagne online, formare il proprio entourage e molto altro. Le prospettive sono molto interessanti e si prestano agli usi più diversi a seconda della fantasia di chi le propone.

Si possono realizzare iniziative online su scala nazionale che hanno il vantaggio di raccordare tutto il materiale prodotto ad hoc, senza al tempo stesso centralizzare la raccolta dei dati (ogni blogger rimane autonomo, postando sul proprio sito e limitandosi ad aggiungere il tag prestabilito).

Se si pensa alla politica, questo può facilmente diventare un sistema di aggregazione degli utenti, intorno ad iniziative comuni.

Si potrebbe stabilire, ad esempio, un tag "elezioni2006" per radunare un movimento e per capire quanti aderenti sul web potrebbero esserci.

Il fenomeno del tagging è letteralmente esploso negli ultimi mesi con blog autorevoli dedicati esclusivamente a questo argomento (come quello di Weinberger), tool ad hoc come ad esempio Tagcloud (per crearsi addirittura sul proprio sito una nuvola di tag personalizzata) nonché un’infinità di declinazioni sul tema in ogni settore.

I potenziali svantaggi dello strumento sono compensati da una serie di vantaggi, quali ad esempio: la possibilità di ricevere informazioni conoscendo gusti altrui (se scopro un sito grazie a un tag inserito da un utente Y, è possibile che anche gli altri siti dell’utente y siano di mio interesse); incontrare elettori affini; abbattimento dei costi di classificazione del materiale online (sono gli utenti e non un team di collaboratori a classificare i contenuti); la possibilità di creare, in modo decentralizzato, un gigantesco archivio di dati utile per il partito e i propri elettori.

5°TREND: Web 2.0

Internet sta evolvendo verso nuove tecnologie e nuovi trend.

Il concetto di Web 2.0 viene richiamato con sempre maggiore frequenza, per individuare un nuovo modo di fare web sia tecnicamente (utilizzo di linguaggi nuovi/più evoluti come Ajax, piattaforme aperte compatibili tra di loro, infrastrutture decentralizzate, web services) sia socialmente (l’utente ha il controllo, Internet scrivibile e non solo da leggere, “The Web as Platform”).

Il testo non risiede più solamente in pagine html statiche ma può essere presente in molti altri formati, via RSS ad esempio e fruibile su devices mobili.

Audio e video non sono più legati solo a radio e televisioni; possono essere distribuiti in podcasting, in streaming o su siti come Ourmedia.

E via dicendo

Per le campagne politiche il concetto di Web 2.0 è determinante in quanto impone un’attenzione rivolta all’evoluzione di Internet e impedisce di creare progetti statici.

Qualunque campagna politica online deve partire dal presupposto che si poggia su un terreno dinamico in continuo movimento.

E deve adattarsi di volta in volta, cambiare, in linea con i nuovi sviluppi di Internet, i nuovi trend, le nuove tecnologie.

In tal senso, per chi fa politica, diventa strategico nonché un importante vantaggio competitivo, riuscire ad individuare per primo le tecnologie che diventeranno d’uso comune.

Monitorare i nuovi trend e integrarli nelle proprie iniziative fa parte del nuovo modo di fare politica.


Alcuni links utili:

(oltre a quelli presenti su WebElections  e Political web tools )

Blog e Politica  a cura di Luca de Biase

Elezioni politiche inglesi

Politicaonline.it

Politicaonline.net

Aggregatore di blog politici inglesi

Emergence of the Progressive Blogosphere: A New Force in American Politics

Videoblog politico norvegese

I videoblog debuttano in politica, Corriere.it, 12 settembre 2005

Internet e Politica, di Stefano Gazziano e Luca Longo, 2005

Blog di Beppe Grillo

Beppe Grillo su Technorati

The Internet, Political Mobilization and Organizational Hybridity: 'Deanspace', MoveOn.org and the 2004 US Presidential Campaign.

The Long Tail

Seth Godin: small is the new big

State of the Blogosphere, August 2005, Part 1: Blog Growth, Technorati August 01, 2005

Usa, la sfida di MoveOn con Internet all'assalto di Bush
Con i dollari di Soros, l'organizzazione ha raccolto in rete idee e proposte per la campagna 2004, Repubblica, 18 gennaio 2004

Blogs, SMS, e-mail: Egyptians organize protests as elections near

Il blog di Ivan Scalfarotto

Bombe a Londra 2005: grassroots journalism, (video)

The Influentials: One American in Ten Tells the Other Nine How to Vote, Where to Eat, and What to Buy (Hardcover)

Dems Hold the High Ground Online, Wired, 2004

I giornalisti italiani nell'epoca dei blog

The cluetrain manifesto

Edwards videoblog

Web 2.0

Smart Mobs

Posted by Marco Montemagno on settembre 18, 2005 at 08:36 p. in Internet e Politica | Permalink | Commenti (10)

02.05.2005

Politica e Internet: le Elezioni inglesi 2005, tra democratizzazione della sorveglianza e grassroots journalism

Clicca qui per scaricare questo studio in pdf (180KB).

Abstract

Le elezioni inglesi 2005, segnano una tappa evolutiva importante nel rapporto tra web e politica. Si tratta, a ben vedere, del 3° livello di una “scala evolutiva” iniziata nel 2003.

Prima Howard Dean, il quale per primo introdusse la Rete all’interno della propria campagna politica e dimostrò che con il web era possibile raccogliere consenso e finanziamenti.

Successivamente le elezioni presidenziali USA 2004, che hanno  consacrato sia l’utilizzo di Internet quale strumento integrante delle campagne di Bush e Kerry, sia il ruolo dei bloggers politici come protagonisti della vita politica.

Da ultime le elezioni della Gran Bretagna (2005), che registrano 2 innovazioni di grande importanza: - la nascita di un elettorato politicamente attivo online a  prescindere dai candidati politici (e dalle loro campagne) – democratizzazione della sorveglianza -; - l’ingresso del grassroots journalism nei media tradizionali.

Siti come www.theyworkforyou.com, in grado di raccogliere informazioni dettagliate sui candidati politici (Voting record, Performance data, Recent appearances in Parliament, Register of Members' Interests, Expenses) segnano la nascita di una nuova tipologia di elettorato; un elettorato attivo in Internet che non si limita a seguire/criticare la campagna politica ma diventa a propria volta fonte d’informazione, monitorando l’attività dei propri politici e influenzando gli elettori.

Sul fronte dei media, il progetto “Blair Watch Project” lanciato dal Guardian, sancisce ufficialmente l’ingresso del grassroots journalism nei media tradizionali e l’importanza del web come strumento di aggregazione dell’utenza/raccolta di informazioni.

Internet è oggi, a tutti gli effetti, parte integrante della politica.

Clicca qui per scaricare questo studio in pdf (180KB).

Posted by Marco Montemagno on maggio 2, 2005 at 03:00 p. in Internet e Politica | Permalink | Commenti (3) | TrackBack

07.11.2004

Elezioni USA: la cyber lezione delle elezioni

Da "WebElections, il primo libro Blogbook, su politica e web".

Il nuovo presidente americano: Internet !

Le appena concluse elezioni americane 2004, hanno avuto un chiaro vincitore: I n t e r n e t.

La Rete è stato il nuovo Media adottato dai politici americani per raccogliere finanziamenti e consenso.

Parallelamente ai Media tradizionali, i candidati hanno fatto sempre più ricorso al Web, per diffondere le proprie opinioni, organizzare la campagna, richiedere l’aiuto dei supporters.

Bush e Kerry hanno raccolto, via Internet, centinaia di milioni di dollari oltre che milioni di sostenitori.

Sulle campagne online hanno investito milioni di dollari e nutriti staff di professionisti specializzati.

Gli utenti, da parte loro, hanno colto la possibilità di poter partecipare realmente all’elezione del Presidente degli Stati Uniti e si sono movimentati, con un entusiasmo, una creatività ed una passione senza precedenti.

Sono nati migliaia di siti dedicati alle elezioni ed è stato distribuito sul Web un numero impressionante di materiale elettorale di ogni tipo (video, immagini, testi, audio, collage, applicazioni, videogame!).

I bloggers politici

In questo contesto i bloggers, ossia singoli/gruppi di singoli che curano siti di carattere personale (quindi utenti al di fuori dei circuiti dei grandi media), hanno acquisito una rilevanza fondamentale.

Siti come Dailykos, Drudge, Talkingpointsmemo, Factcheck, Wonkette, sono stati eletti (dagli utenti prima e dai media ufficiali poi) detentori delle “fresh news”; le notizie vere, i retroscena introvabili, gli scoop si sono andati sempre più a cercare nella blogosfera.

Sono i blogger, ad esempio che hanno rivelato l’inesattezza dello scandalo Memogate, sollevato da un network prestigioso (CBS) e da un giornalista affermato quale Dan Rather.


Per chi si è schierata la Rete ?

Una fotografia dell’orientamento politico del Web? Senza dubbio contro al Presidente Bush.

Bush è stato ininterrottamente, ridicolizzato, sbeffeggiato, deriso, attaccato; ogni centimetro presidenziale è stato impietosamente messo in piazza e condannato.

Kerry, a mio parere, non ha saputo approfittare di questa chiara presa di posizione antiBush e, per quanto abbia ben giocato ogni carta Internetica (adottando tutti gli strumenti disponibili, dal social networking, al file sharing) non è riuscito a diventare il “paladino” del così detto popolo della rete.

Diverse analisi dovranno essere condotte su questo punto.

Da un lato il Web ha una chiara tendenza libertaria ed anarchica, contraria per definizione alla chiusura e ai poteri precostituiti (se poi il Presidente in carica, a una settimana dal voto, decide di chiudere l’accesso al proprio sito - per tutti i residenti overseas- , è chiaro che non contribuisce a farsi ben volere!).

Dall’altro lato, anche Bush ha però speso moltissime risorse per bilanciare la propria immagine sul Web (introducendo ad esempio, in occasione dei dibattiti, uno strumento innovativo come quello del contraddittorio online).

Quindi è riuscito a recuperare anche online, pur essendo partito in ritardo rispetto al concorrente.

Per essere più precisi, Bush ha avuto una esitazione iniziale ad adottare il Web, che mi ha ricordato da vicino l’atteggiamento iniziale di Microsoft rispetto al Web (ricordate quando, agli albori dell’html, Bill Gates snobbava la Rete?). Entrambi scettici all’inizio si sono (per loro fortuna) presto ricreduti, finendo per riconoscere un ruolo fondamentale alla Rete.


Ma, in definitiva, che peso ha avuto Internet sulle elezioni?

Internet ha avuto un peso determinante.

L’eccezione principale a questa affermazione ricade di solito sull’utenza.

L’utenza tipo del Web, si sostiene, è composta da una fascia di elettorato giovane (che ha finito per non votare riproponendo le stesse percentuali di voto del 2000) e come tale, molto propensa a giocare e ad essere virtuale ma poco incline alle operazioni burocratiche e concrete che un’elezione richiede.

Questo genere di critiche, relative al peso politico del Web, includono senza dubbio profili ragionevoli e devono indurre ad un’attenta riesamina dell’utilizzo dei Web tools ai fini politici.

Quello che però si sottovaluta è l’influenza indiretta di Internet sulle presidenziali 2004 e, più in generale, sulla politica.

Internet infatti è diventato una fonte di informazione inarrestabile.

Molte notizie e curiosità nascono sul Web, si diffondono ad Internet speed (= subito) e diventano talmente “ingombranti” da essere inevitabilmente riportate dai media ufficiali.

Pertanto se anche un cittadino non usa il Web, riceverà dalla TV / Radio/ Giornali le informazioni disponibili in Rete.

In aggiunta anche se la maggior parte degli utenti può non essere a conoscenza di BoingBoing (il più linkato blog al mondo), lo sono però i professionisti della Notizia.


Questo significa che i giornalisti dei Big Media sono sempre più influenzati dal parere dei “guru” della rete e attribuiscono credibilità ad esempio ai blogger che dimostrano di essere affidabili.

Questo fa si che la notizia Internetica sarà portata agli elettori – certo filtrata in base alle linee guida del network di appartenenza -, da un professionista autorevole della TV.

Si ottiene pertanto il risultato di consegnare il Web anche nelle mani di chi lo ignora completamente.

E ancora. Non si può non vedere come la convergenza di Internet e TV a livello di hardware sia ormai inarrestabile (pensiamo a strumenti come Tivo, Windows media Center, ecc.); questo significa che, a breve, sulla nostra televisione avremo a disposizione sia materiale proveniente dai Media tradizionali sia materiale proveniente da Internet.

Chi sarà più seguito a quel punto a parità di qualità produttiva (di realizzazione)?

I telespettatori guarderanno Porta a Porta o Wonkette?

Infine il Web ha giocato un ruolo fondamentale per l’organizzazione delle campagne, che ha significato mobilitazione dei principali attivisti con conseguente incremento di accesso alle urne (record storico americano). In questo caso si comprende facilmente che se online riesco a gestire e coordinare 5.000 attivisti politici, saranno poi questi ultimi a svolgere l’attività offline di coinvolgimento dell’elettorato.

Ma tutta la strategia parte dal Web.


Ma allora (si chiedono i più scettici) perché non ha vinto Kerry, più attivo/strutturato online e benvoluto dagli internauti?

Ribadendo che Bush non è stato affatto a guardare, ma anzi si è attrezzato sul Web in modo notevole, suggerisco di ribaltare la questione.

Si può diventare Presidenti degli Stati Uniti solo grazie a Internet? Solo grazie alla TV? Solo grazie ai giornali? Solo grazie a 1 media? Si capisce che il Web è e rimane solo uno strumento  (al pari dei più vecchi colleghi mediatici).

Un fantastico strumento, certo, con enormi potenzialità ancora tutte da scoprire. Ma pur sempre uno strumento.

Ma d’altronde: che cos’altro avrebbe potuto fare il Web per Kerry, oltre a fargli raccogliere 80 milioni di dollari di donazioni e 5 milioni di iscritti alle newsletter democratiche?  Oltre ad abbattere e screditare l’immagine personale di Bush agli occhi del mondo, che cos’altro poteva fare “Mr. Web”?

Le elezioni, per fortuna, le vincono gli uomini. Gruppi organizzati intorno a principi e ideali comuni, i quali si attivano per governare nell’interesse della collettività (o almeno così dovrebbe essere).

Ma dal 2004, la politica Americana e tutta la politica mondiale sono cambiate in modo irreversibile.

L’avvento della Rete comporterà un coinvolgimento diretto, sempre maggiore, degli elettori in ogni fase dell’agenda politica; siti e blog politici acquisiranno peso e autorevolezza crescente.

Allo stesso modo il Web sarà una lente di ingrandimento utile anche per i mezzi di comunicazione, vedendo crescere la figura dei reporters citizens a fianco dei professionisti dell’informazione.

Una cyber semina dei principi di una democrazia realmente partecipativa è stata fatta in occasione delle elezioni americane 2004. I frutti si vedranno molto presto.

Posted by Marco Montemagno on novembre 7, 2004 at 07:51 p. in Internet e Politica | Permalink | Commenti (0)