08.07.2004

Presente e futuro del file sharing: Internet verso il PnetP

Quale sarà l'evoluzione del file sharing?
L’avvento del Social sharing e dei file networkers.


Il P2P oggi
La situazione attuale del file sharing ha ormai delineato in modo chiaro 3 categorie di protagonisti:

Major (Associazioni di categoria)
Utenti
Software house (imprenditori IT)

Major e Associazioni
Le Major e le Associazioni di categoria si stanno battendo per difendere i propri interessi economici (e quelli dei propri artisti).

Poiché l’utilizzo dei più diffusi software P2P avviene in prevalenza per scambiare file (in linea di massima, musica), coperti da diritto d’autore, si stanno mettendo in atto tutte le misure che possono arginare il fenomeno.

I principali strumenti adottati dalle Major e dalle Associazioni di categoria sono:

- cause agli utenti che scaricano: per educarli e spaventarli

- cause a produttori di software di file sharing: ad esempio a Kazaa produttore del noto client di file sharing;

- cause a produttori di software pericoloso: 381 Studios produttore di uno dei tanti software per duplicare DVD

- DRM: adozione di sistemi di protezione dei propri contenuti

- Juke box on line: creazione di siti da cui scaricare o attraverso i quali scambiare legalmente (e a pagamento) musica (Napster, Od2, ecc.)

- lobbing: iniziative per far adottare ai Governi normative repressive

- varie: iniziative per educare gli utenti; reports e statistiche per dimostrare la criticità del fenomeno; ecc.


Utenti
Un coro di contestazioni e polemiche sono arrivati dagli utenti di tutto il mondo.

Associazioni prestigiose come EFF, professori di Harvard, siti, testate giornalistiche, esperti, politici ma soprattutto i singoli utenti del pianeta, hanno proclamato la propria volontà di usare il file sharing.

Liberamente. Senza costrizioni.

Una volontà così forte non si era mai vista sulla rete, per lo meno quella italiana, e rappresenta uno spunto di riflessione molto interessante per cercare di capire quali siano i reali bisogni che il P2P ha colmato.


Software house
In parallelo numerose realtà (prevalentemente software house) sono entrate nel business del p2p, sviluppando sistemi di protezione e controllo (a parte Microsoft, per il DRM si pensi a BayTSP, Macrovision e SunnComm International,
Loudeye), con tecnologie di DRM sempre più evolute (sul DRM si veda ad esempio http://www.drmwatch.com/).

Anche le Università, da sempre terreno fertile per gli swappers, stanno contribuendo alla creazione e al beta testing delle tecnologie relative al P2P (ad esempio Tulsa University, e Florida University) .

Chi vede nel P2P una killer app sta realizzando applicazioni che permettono ad esempio di telefonare da PC a PC o da PC a fisso (è l’esempio del già più volte citato Skype che di recente offre anche il nuovo servizio Skypeout).

Altre software house stanno invece puntando al “servizio di monitoraggio e analisi”; è il caso di Big Champagne, concentrata sulle ricerche di mercato dei “world’s most popular "download" communities, file sharing networks”.

Più in generale si assiste a un battaglione di software house che punta sul P2P come tecnologia all’avanguardia su cui costruire i propri prodotti.

In pratica, considerando le rete di file sharing non arrestabili, diventa utile avere dati precisi sulla diffusione / popolarità dei brani all’interno di queste ed ecco che un servizio come quello offerto da Big Champagne diventa molto appetibile.


Ma dove sta andando Internet ?
I temi proposti alla recente Supernova conference di Santa Clara, punto di ritrovo di alcuni dei più importanti esperti IT mondiali, sono stati:

Voice over IP
Social networking
Web services
WiFi and unlicensed wireless
Blogging and syndication
Broadband applications
Next-generation email
Grid computing
Digital identity
Collaboration tools
Digital content distribution

Tra questi un ruolo fondamentale l’hanno giocato gli strumenti di social networking e quelli di comunicazione (blog/syndication via RSS).

A chi vive sul web, è ormai chiaro da tempo che il business di Internet 2.0 sarà imperniato sulla condivisione, sul networking e sull’istantaneità.

Che si tratti di Business networking (LinkedIn) dove si condividono contatti lavorativi, di social networking (condivisione di contatti personali, es. Friendster), di condivisione di codice (sistemi open source), di condivisione di foto (Flikr, Picara), di radio blog (www.radioblogclub.com *) o di network lavorativi (es. Socialtext), si sta comunque sempre parlando di CONDIVISIONE.

Condividere “qualcosa” all’interno di un network composto da “qualcuno”.

La condivisione avviene all’interno di trusted network , ossia network di persone di cui ci si può fidare, riguarda la persona nella sua interezza (i suoi dati, i suoi contatti, la sua autorevolezza e la sua identità), può avvenire in qualunque momento e in qualunque posto.

L’utilizzo di trusted network è visto anche come utile rimedio rispetto a pratiche tipo spam che stanno lentamente intasando la rete rendendo sempre più inutilizzabili alcune fondamentali applicazioni (ad esempio l’email).

In aggiunta le tecnologie che si andranno ad affermare saranno caratterizzate dall’instantaneità delle stesse, dalla comodità nel reperire informazioni e dalla loro facilità di replicazione/diffusione.

Un ottimo esempio al riguardo sono i feeds RSS.

RSS (per i più, Really Simple Syndication) è uno strumento semplice ma rivoluzionario che viene normalmente utilizzato per sindacare le notizie di un blog o di un sito, ma che in realtà è in grado di tenere aggiornato l’utente ogni volta che si verifica un cambiamento sul web (che sia per il debug di un software, lo sviluppo di un progetto curato da più persone e quant’altro sia immaginabile in materia di collaborazione!).

RSS sta cambiando radicalmente la fruizione dei contenuti sul web; permette di essere aggiornato quando un sito viene modificato, offre privacy (non occorre iscriversi a una mailing list e lasciare la propria email) e non dà luogo a spamming (è chi gestisce il sito a inserire le notizie).

Internet 2.0 è sempre più interconnesso ed organizzato con applicazioni che uniscono funzionalità di Istant Messenging e RSS reader (es. Gush), VOIP + IM (ancora Skype), VOIP+IM+CHAT+ Screen-Sharing+ (è il caso ad esempio di Convoq con la sua applicazione ASAP).

Il tutto delocalizzato e raggiungibile da qualunque posto con qualunque device.

Un esempio interessante, in questo senso è il Mesh networking / mesh mobile, (ad esempio Packethop), sistema che permette di ottimizzare le reti wireless per creare reti P2P in grado di unire oggetti di trasmissione diversi tra di loro (cellulari, pc, portatili..devices in generale).

Una connettività totale dunque.

Uno scambio totale dunque.

Una totale condivisione.


Il P2P del futuro: dal p2p al PnetP
La musica e il cinema hanno pertanto dinanzi, al pari di tutti gli altri settori, un futuro altamente interconnesso, fatto di network sociali, comunicazioni istantanee multi dimensionali, delocalizzate, multi piattaforma.

Un futuro condiviso.

Il primo passaggio inevitabile sarà quello dal file sharing al social sharing, vale a dire un contesto in cui lo scambio di dati comprenderà centinaia di altre tipologie di scambio (contatti, bookmarks, dati lavorativi, ecc.).

Nel social sharing non sarà più immaginabile limitare la condivisione di dati, audio o video, annegati come saranno all’interno di altri dati e macro strutture di dati.

Non sarà più possibile controllarne lo scambio in un ambiente fatto di miliardi di scambi al minuto ovunque e di qualunque tipo (con tecnologie di mesh networking e similari).

Non sarà realizzabile un monitoraggio del flusso dei dati perché non esisterà più solamente la rete da controllare ma qualunque strumento digitale sarà la rete e parte della rete allo stesso tempo.

Il P2P migrerà dunque verso una forma di PnetP, dove si integrerà all’interno di condivisioni di dati più ampie e all’interno di network sociali sempre più strutturati.

Anche il business musicale e cinematografico si sposteranno dal prodotto al servizio, com’è successo per altre categorie di prodotti digitalizzati.

Saranno introdotte nuove tipologie di licenza, in gran parte mutuate dal software; si produrrà normalmente musica con licenza GPL o sotto Creative Commons come oggi lo si fa per altri contenuti.

La vendita di brani musicali on line come la conosciamo oggi sparirà, i tentativi di erogazione in modalità ASP (musica / film in affitto), le tecnologie di DRM e “try and buy” falliranno (a differenza del software, la musica non ha bisogno di essere installata nell’orecchio dell’ascoltatore!).

Emergerà una nuova figura, quella dei file networkers.

I file networkers saranno tutte le persone in grado di creare social network - ad esempio - musicali, costituiti da migliaia di contatti e connections.

Il numero ma soprattutto la qualità dei contatti individuerà la gerarchia dei file networkers.

Ogni file networker diventerà il riferimento musicale, il suggeritore esperto; la guida insosituibile per districarsi tra gli infiniti contenuti disponibili.

Accaparrarsi i migliori file networkers sarà la sfida del mercato del PnetP di domani; quelli che sono oggi gli swappers più temuti diventeranno i protagonisti più ricercati dalle Major.

Quanti file sei in grado di scambiare? Con chi ? Di che qualità? Con quale velocità?

Le informazioni che oggi individuano un “criminale” domani individueranno i “go to guy”.

Ecco che allora creare vasti ed autorevoli social network artistici, attraverso cui veicolare i propri lavori, sarà una delle principali sfide che gli Artisti e le Major dovranno affrontare.

*Grazie a Gaia Scorza Barcellona per la segnalazione.

Posted by Marco Montemagno on luglio 8, 2004 at 02:00 m. in File Sharing | Permalink | Commenti (0)

08.05.2004

Oltre il DL Urbani: memorandum tecnico per il Legislatore Internet

Web, File Sharing ed evoluzione della società
di Fabio Vescarelli e Marco Montemagno

Alcune domande a cui risponde questo memo
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Perché Internet dipende strettamente dal File Sharing?
Perché non è pensabile controllare il Web?
Perché è fondamentale che il legislatore evolva il proprio approccio se legifera su Internet?
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Internet = [File] Sharing

Internet si basa da sempre sulla condivisione delle informazioni.
È nato per questo.
Sul web scambiamo informazioni in continuazione; navigando su siti, inviando email o usando strumenti di Instant Messaging (ad esempio, http://it.messenger.yahoo.com/).

In altri termini Internet può essere considerato, in una visione estremizzata della sua natura, un gigantesco sistema di condivisione (sharing) e scambio di dati.

Il file sharing di cui si discute oggi non è altro che questo:
la possibilità di condividere, scambiare file con altre persone connesse alla rete.

A prescindere dall’utilizzo che se ne stia facendo oggi (legale in alcuni casi, illegale in altri) rimane il fatto che tecnicamente il file sharing rappresenta una tecnologia straordinaria sia per gli utenti sia per i produttori.

Gli utenti, infatti, hanno a disposizione uno strumento potentissimo per ricevere sul proprio pc e scambiare con altri una quantità inimmaginabile di informazioni condivise.

E come “consumatore” si aprono nuovi affascinanti scenari.
Se fino ad oggi la distribuzione di contenuti (musica, video, notizie, ecc) è stata sempre vincolata a uno o più soggetti erogatori, oggi il p2p permette allargare questi confini; posso ricevere video, musica, notizie, libri, software e qualunque altro tipo di dato sia digitalizzabile, da chiunque (a prescindere che sia una multinazionale o una persona fisica), da qualunque parte del mondo e in qualunque momento.

Allo stesso modo i produttori hanno la possibilità di usare uno strumento senza precedenti per distribuire i propri prodotti come anche per costruire prodotti che beneficino di questa tecnologia.

Uno dei canali di distribuzione scelto da diverse software house (es. Lindows) è proprio il p2p in quanto offre il vantaggio di velocizzare lo scaricamento dei file e abbattere i costi di distribuzione.

Un ottimo esempio di business costruito sulla tecnologia del p2p è Skype , nuovo software di VOIP (permette di telefonare usando un pc collegato a Internet).

Usando la tecnologia p2p questo software riesce a superare problemi e barriere tecniche che fino ad oggi hanno contribuito a rallentare la diffusione di questi strumenti (ad oggi Skype è stato scaricato da 11,514,510 utenti !).

Oppure ancora pensiamo alla diffusione del sapere.

L’esempio del Professor Lawrence Lessing è significativo: ha deciso di distribuire il suo ultimo libro utilizzando anche il canale P2P (il software di p2p scelto in questo caso è BitTorrent).

Infine immaginiamo gli innumerevoli utilizzi positivi per scopi di ricerca, che una tecnologia di questo tipo potrà offrire; possiamo unire centinaia di milioni di pc in tutto il mondo (abbinandola a sistemi di grid computing http://www.grid.org/home.htm) e creare una potenza di calcolo senza precedenti nella storia dell’uomo.

Questo significa che siamo in grado di generare innovazione, creare cultura e diffonderla liberamente in tutto il mondo senza bisogno di passare da altri interlocutori (che potrebbero valutare più o meno interessante il nostro lavoro).


Internet = Fragilità

Internet non è stabile e robusto come molti credono.
Internet, come tutte le tecnologie software realizzate dall’uomo, ha lacune, bachi, falle e problemi che di volta in volta vengono scoperti, modificati e corretti.

Un esempio recentissimo, eclatante, riguarda una “falla” del protocollo TCP/IP (cioè la convenzione di trasmissione dati su cui si basa Internet) denunciata dal ricercatore Paul Watson, che se sfruttata sarebbe stata in grado di bloccare l’intera rete, in pratica un baco insito nella stessa infrastruttura di rete (peraltro noto già da tempo) che avrebbe potuto mettere al buio i navigatori di tutto il mondo.

Altro caso pratico che ha appena colpito i pc del pianeta: il worm Sasser.
Nel giro di pochi giorni ha creato problemi e panico (pur non avendo effetti distruttivi sui pc), ma l’aspetto che più ha fatto riflettere è che si è trattato di un virus realizzato tecnicamente male (quindi anche un piccolo codice mal scritto può diffondersi in un attimo e mettere potenzialmente in ginocchio interi sistemi di IT).

Oppure pensiamo ai diversi sistemi di sicurezza realizzati per proteggere il diritto d’autore, tutti puntualmente scardinati; il recentissimo sistema di protezione Itunes, l’ormai celebre sito di Apple che vende musica on line, è stato craccato in meno di 8 ore da David Hammerton, ventenne australiano; la miliardaria protezione inventata dalle major per evitare la copia dei DVD, fu violata dall’allora sedicenne norvegese Jon Lech Johansen (denunciato e poi assolto).
Sono solamente un paio degli innumerevoli esempi citabili.

Da notare poi che in moltissimi casi a mettere in luce l’instabilità e la fragilità del mondo digitale non sono multinazionali organizzate o centri di ricerca evoluti, ma singoli individui spesso con poche risorse disponibili (va da sé che avendo a disposizione risorse considerevoli e tempo, è possibile bypassare pressoché ogni sistema di protezione ad oggi sviluppato).

Il legislatore deve pertanto prendere atto che quando si legifera su materie informatiche/Internet, ormai costantemente presenti negli ordini del giorno parlamentari, è impensabile utilizzare normali paradigmi di stabilità e sicurezza.

Internet = Persone

Internet non è una realtà virtuale.
Internet non è un videogame né tanto meno una nicchia per appassionati.
Internet è (e diventerà sempre più) una parte di vita insostituibile di ogni persona.

Ogni decisione legata al web si ripercuote sui comportamenti reali delle persone, sulle scelte di consumo, sulle scelte di vita.

La possibilità di usare liberamente o meno una tecnologia (ad es. il p2p) da un lato influenzerà le decisioni di comprare prodotti/servizi (quale tipo di connessione a internet acquisto se posso o non posso usare il p2p? Quali strumenti di registrazione, duplicazione, masterizzazione riproduzione? Quali business intraprendo? Quali misure di sicurezza?), dall’altro lato modificherà le mie decisioni ed i miei comportamenti sociali (se temo il carcere per il download di musica, potrei impedire ai miei figli di usare internet, bloccare servizi legati al web; se utilizzo una connessione lenta a 56 Kb anziché a banda larga, non accederò a contenuti multimediali, non farò formazione a distanza, non vedrò video su internet, ecc).

Pertanto poiché il mercato internet è fatto di persone, ogni conseguenza reale o percepita, derivante dall’applicazione di una legge sarà in grado di far lievitare il mercato oppure bruciarlo; in questo secondo caso però, trattandosi di un mercato che rappresenta una delle colonne portanti della futura economia, le conseguenze di una normativa non corretta possono creare un digital divide difficilmente recuperabile.

È importante ribadire che oggi lo sviluppo dell'economia e del Web vanno di pari passo in quanto quest'ultimo crea, grazie anche a tecnologie di spicco come il p2p, numerosi canali di diffusione per le Aziende; l'esplosione delle connessioni a banda larga, ad esempio, è dovuto in gran parte alla possibilità di utilizzare i circuiti di condivisione dei file, strumenti impiegati anche da players importanti dell'Industria.
L'economia di domani ha bisogno di connessioni veloci per sfruttare il potenziale economico degli utenti.

Inoltre la repressione di reati 'minori' (quali lo scambio di materiale coperto di diritto d'autore fra privati, non a scopo di lucro) sta provocando la creazione di software di condivisione cifrati (RSA, AES), ad esempio Mute, e molti altri che stanno nascendo (es. http://www.earthstation5.com/benefits.html), che garantiscono agli utenti sia l'anonimato che la trasmissione cifrata delle informazioni.

È noto che dati cifrati con algoritmi di crittografia 'forte' possono essere comunque decodificati, ma utilizzando ingenti risorse e investimenti, improponibili nel caso della persecuzione di file sharing illegale (un esempio di pochi giorni fa è il crack della chiave crittografica da 576 bit, realizzato da un team di matematici, i quali hanno utilizzato un centinaio di workstation e circa tre mesi di elaborazione).

La diffusione capillare di programmi che garantiscono l'anonimato e la cifratura dei dati sarebbe un grossissimo freno per l'attività della Polizia Postale e, più in generale, per tutta l'attività giudiziaria atta a combattere reati di gran lunga più gravi quali la pedopornografia e il terrorismo.


Conclusioni
L’informatica e Internet sono tematiche presenti ed insostituibili, che i Governi di tutto il mondo devono affrontare giornalmente in relazione a moltissimi provvedimenti da intraprendere.
Per legiferare su questi delicatissimi temi digitali il legislatore avrà necessità di inquadrare di volta in volta il dinamico e articolato panorama tecnologico ed i suoi risvolti sul piano sociale ed economico.
Compito questo estremamente complesso.
Sarà necessario acquisire competenze tecniche (di volta in volta differenti) per addivenire a normative in grado di supportare e non ostacolare lo sviluppo del paese.
Ma soprattutto sarà necessario un nuovo approccio: interattivo (che si confronti con tutte le parti coinvolte) e dinamico (Internet è in continua, frenetica evoluzione).

Posted by Marco Montemagno on maggio 8, 2004 at 10:27 m. in File Sharing | Permalink | Commenti (0)

09.04.2004

Nuove vie del P2P

La relazione originale è visibile qui

Dalla criminalizzazione alla legalizzazione del file sharing *

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1) L'evoluzione della specie: da Napster al social networking

Quando Napster raggiunse nel 2000, in poco più di 1 anno, i 60 milioni di utenti, il file sharing esplose come fenomeno di massa catturando l'attenzione del grande pubblico, dei media e di tutte le major.

In realtà Napster non fu il primo software di file sharing realizzato (di gran lunga preceduto dalle IRC), ma ebbe sicuramente il merito di catturare l'attenzione degli utenti, grazie alla sua semplicità d'uso ed intrinseca viralità.

Caratteristica tecnica di Napster era la struttura "centralizzata" della propria rete; in altri termini Shawn Fanning - inventore di Napster - aveva predisposto un'architettura basata su un server centrale di riferimento - una sorta di motore di ricerca - cui potevano collegarsi tutti i client.

Ogni volta che un utente si collegava, riceveva le indicazioni dal server sugli utenti con cui poter scambiare file e stabilire a quel punto una connessione diretta (peer to peer).

Questa struttura, per quanto tecnicamente vincente, rese però Napster facilmente vulnerabile agli attacchi delle Majors.

Infatti fu sufficiente individuare e bloccare il server centrale, per mettere fuori uso Napster.

Napster fu chiuso, salvo risorgere di recente, ma questa volta come servizio a pagamento.

Dalla chiusura di Napster in poi, proprio a causa dei potenziali rischi giudiziari, gli sviluppatori di software di file sharing hanno iniziato a creare sistemi sempre più delocalizzati, così da evitare che la chiusura di un unico server potesse compromettere il funzionamento dell'intera rete.

Ecco nascere, quindi, reti ibride e reti completamente decentralizzate, caratterizzate da diversi software client in continua evoluzione (WinMX, Kazaa, Emule, ecc).

La presenza di reti "senza testa" mise subito in luce l'impossibilità di stoppare i sistemi di file sharing, come era invece stato possibile con Napster.

Come è possibile, infatti, bloccare un sistema composto da centinaia di milioni di pc autonomi, sparsi in tutto il mondo, che scambiano miliardi di file alla settimana?

La soluzione, scelta in primis dalla RIAA, l'associazione delle case discografiche americana, è stata allora quella di procedere con cause e denunce a 360° (v. cap.2); questo ha però provocato un ulteriore sviluppo dei sistemi di file sharing nella direzione di software, oltre che delocalizzati, anche in grado di garantire privacy e anonimato.

Un esempio recente è Mute.

Basato sullo studio delle formiche (!), questo sistema:

- utilizza crittografia (Blowfish) per proteggere il contenuto dei file scambiati;

- rende anonimo l'utente trasformando l'indirizzo IP in un IP virtuale;

- non mette in connessione diretta i pc degli utenti che scambiano file tra loro
(l'utente A, in base a un algoritmo random, scarica da B passando ad esempio per C e D).

In sostanza i software di nuova generazione sono in grado di usare crittografia; nascondere l'indirizzo IP di chi si collega attribuendo un indirizzo virtuale diverso ogni volta che si scambia un file; creare connessione indiretta tra chi scambia i file passando attraverso altri "nodi" (= pc collegati) che non sono a conoscenza della destinazione finale.

È evidente che sistemi di questo tipo (crittografati, anonimi e indiretti) rendono l'individuazione degli utenti decisamente complicata ed estremamente onerosa (occorrono specialisti, strumenti tecnici di alto livello, risorse e tempo).

In ogni caso, anche volendo ammettere che le task force governative di turno, riescano a compiere le suddette attività di controllo velocemente e a costo zero, il problema non sarebbe risolto.

Anzitutto anche individuando l'indirizzo IP di una macchina non c'è certezza di individuare l'utente.

Infatti l'indirizzo IP può corrispondere a decine o centinaia di utilizzatori (pensiamo ad esempio alle Università o agli Internet Cafè); l'intestatario del contratto può essere un soggetto diverso dall'utilizzatore (contratto intestato al padre, mentre l'utilizzatore è il figlio); l'indirizzo IP può essere usato abusivamente (ad esempio facendo war driving su una rete wireless; in altri termini ci si collega abusivamente a una rete wireless intestata ad altri e la si usa per i propri download).

E ancora.

Ammettiamo per un momento, a prescindere da ogni questione di diritto e concernente la privacy, che venga sviluppato un sistema "perfetto" in grado di monitorare con certezza, velocità e precisione tutti gli utenti che scambiano file illegalmente.

Anche questo strumento sarebbe inutile.

Infatti le reti di social networking (negli Stati Uniti la nuova "big thing" del web), caratterizzate dall'avere un accesso limitato ai soli invitati secondo la teoria dei 6 gradi di separazione, potrebbero ad esempio essere usate per scambiarsi file in sicurezza lontano da sguardi indiscreti.

Conclusione

I sistemi di file sharing si sono evoluti passando da una struttura trasparente e centralizzata ad una invisibile/mascherata/crittografata/decentralizzata.

Tale nuova struttura rende di fatto impossibile controllare, in modo facile e economico, gli utenti e i relativi contenuti scambiati.

In ogni caso, anche qualora si riescano a decrittografare i contenuti e scoprire l’identità di chi scarica, in tempi rapidi e a costi contenuti, bisogna considerare che il numero degli utenti coinvolti è comunque altissimo (60 milioni solo negli Stati Uniti), in crescita (nel marzo 2004, Kazaa, il più famoso software di file sharing, è stato scaricato da 2 milioni utenti) e il rischio poi, ad esempio, di risalire a minori alla fine dell'indagine, è molto elevato.


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2) Reazioni nel mondo: risultati e conseguenze

Negli ultimi 5 anni, nel mondo, le reazioni degli aventi diritto (Major, Associazioni di categoria, titolari del diritto d'autore) al dilagante fenomeno del file sharing, sono state incentrate sulla repressione.

Alcuni casi recenti:

USA, Settembre 2003: 261 utenti sono stati denunciati dalla RIAA
USA, Febbraio 2004: 531 utenti denunciati dalla RIAA
Canada, Febbraio 2004: 29 utenti denunciati in Canada
USA, Marzo 2004: altri 532 utenti denunciati dalla RIAA
UK, Marzo 2004: l’associazione inglese - BPI - ha annunciato che intraprenderà una campagna di informazione e sporgerà denunce (sono 8 milioni gli utenti inglesi che scaricano file).
Le azioni legali intraprese non hanno però portato il risultato atteso sotto molti profili.

Il numero di utenti che scambiano files non è diminuito.

I software di file sharing non sono spariti (come il dopo Napster sembrava promettere) ma sono al contrario proliferati.

L'esito giuridico delle vertenze sta avendo esiti alterni e in alcuni casi un effetto boomerang sugli attori che hanno instaurato le cause.

La recente sentenza Canadese ne è un esempio lampante.

La Corte Canadese si è infatti pronunciata a favore della legalità del P2P (la sentenza è in verità ben più articolata e ricca di sfaccettature), obbligando a un brusco arresto la locale CRIA (Associazione delle Case Discografiche Canadese) e aprendo in questo modo un buco nel sistema.

Infatti, poichè il file sharing avviene su scala mondiale, questa sentenza rende pressochè vana qualunque normativa repressiva in qualunque altro paese del mondo (ai big uploaders sarebbe infatti sufficiente spostarsi in Canada per operare indisturbati).

Giuridicamente sussistono inoltre notevoli complicazioni sia probatorie sia per individuare correttamente in giudizio le diverse fattispecie; tra tutte rileva la differenza tra furto e scambio, spesso volutamente confusa, ma di fondamentale importanza.

Nel file sharing non si ruba qualcosa a un altro, non la si sottrae dal pc di un altro utente; la si scambia, la si baratta, la si condivide con modalità che possono cambiare di volta in volta anche in modo inconsapevole.

Le denunce e le cause hanno poi sollevato la curiosità dei ricercatori interessati a stabilire fino a che punto il file sharing incida sul business delle Major e fino a che punto non siano invece discriminanti altri fattori (il prezzo troppo alto dei CD; la scarsità di contenuti proposti; la concorrenza di altri prodotti multimediali più appetibili; la crisi economica; ecc).

A questo proposito sta facendo scalpore la ricerca presentata in questi giorni da 2 professori delle Università di Harward e North Carolina in cui si afferma che non è rinvenibile una incidenza statisticamente rilevante sul calo di vendite dei CD,imputabile all'uso del file sharing.

La ricerca è stata effettuata su quasi 2 milioni di file monitorati per 17 settimane e il risultato riportato indica 1 mancato acquisto di CD ogni 5.000 download.

È importante sottolineare che a questa ricerca ne vengono comunque contrapposte altre, parimenti autorevoli (es. Forrester), che invece rilevano una pesante incidenza del file sharing sulla vendita di musica / video.

I principali players del mercato stanno poi cercando di vendere musica e video via Internet: Apple ha ad esempio venduto 50 milioni di canzoni tramite il proprio negozio ondine Itunes (le canzoni sono vendute a 99 cents) e molti altri protagonisti stanno aprendo negozi di musica on line (es. Wal mart e Microsoft).

È da considerare però che il rapporto tra file disponibili su un negozio on line e file presenti nelle reti P2P è stimato essere addirittura di 1 a 260 !

Infine i produttori di software, come sopra accennato, sono stati stimolati ad aggiungere funzionalità per l'anonimato degli utenti e la crittografia dei file scambiati (con conseguente rischio di utilizzo di queste tecnologie - nell'impunità - per finalità ben più gravi rispetto al file sharing, quali terrorismo e pedopornografia).

Conclusione

Numerose sono state e sono le denunce/cause intentate sia agli utenti, sia ai produttori di software di file sharing e prodotti correlati. Questa politica da alcuni considerata come "denuciare il proprio potenziale cliente", non sembra portare risultati positivi e non lascia intravedere spiragli per il futuro.
A questo riguardo occorre considerare che su Internet e nel settore dei "dati digitali", ogni tentativo di limitare l'accesso ad una risorsa, censurare contenuti o proteggere file è puntualmente fallito.

Basti pensare all'esempio - forse il più eclatante - del Red Firewall cinese, il sistema che vieta ai cittadini cinesi di navigare liberamente (sistema eludibile grazie al software sviluppato dal gruppo di hacktivisti Cult of the Dead Cow); alla protezione CSS per i DVD (craccata da un giovane norvegese, per questo denunciato ma poi assolto); più in generale a qualunque software in circolazione, il cui crack è facilmente disponibile in rete.


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3) Le proposte

Occorre premettere ad oggi nessuno ha ancora trovato una soluzione soddisfacente per conciliare la tutela del diritto d'autore (= compensare chi produce), con il diritto alla privacy e libertà di scelta degli utenti.

Certo è che il file sharing è uno strumento tecnico straordinario che viene e verrà usato in futuro anche per moltissime applicazioni sia B2B sia B2C.

Il file sharing è uno strumento straordinario per la diffusione della Cultura e del Sapere in genere e può contribuire a far conoscere anche artisti sconosciuti in modo istantaneo in tutto il mondo.

Sulle reti p2p, poi, è bene ricordare che non circolano solo musica e video ma anche libri, documentazione tecnica e materiale introvabile nei negozi.

Bloccarlo, oltre a non essere possibile, sarebbe contrario all'evoluzione naturale della tecnologia.

Scambiare file, inoltre, è ormai un’attività diffusissima (e considerata normale dagli utenti), che le Major più attente ai consumatori riusciranno, prima o poi, a trasformare in un nuovo canale di business (avere a disposizione uno strumento di distribuzione così capillare e funzionante non rappresenta di per sè uno strumento eccezionale?); dovranno però, con tutta probabilità, modificare il proprio approccio così come è successo nell'industria automobilistica americana ai tempi di Ford o quando è nata la radio.

In questo contesto estremamente articolato emergono però 2 proposte che, per quanto non immuni da critiche, appaiono particolarmente accurate, documentate e basate sull'esperienza americana di questi anni.

Entrambe individuano come primaria la legalizzazione dei sistemi di file sharing a fronte, in un caso, di un canone volontario mensile, nell'altro caso di una tassa a monte su prodotti e servizi concernenti il file sharing.

In particolare, la EFF (Electronic Frountier Foundation), storica associazione per le libertà civili, propone un pagamento di un canone mensile che autorizzi gli utenti a scaricare file. Si parla di un canone di pochi dollari, circa 5 $ a utente, pagati su base volontaria (Voluntary Collective Licensing of Music File Sharing) e solo fino a quando si desidera usufruire del servizio.

Il sistema mutuato dal modello radiofonico, prevede la raccolta del canone da parte di un organismo indipendente e la relativa redistribuzione ai rispettivi autori.

La seconda proposta, presentata dal Prof. Fisher della Stanford University (probabilmente lo studio più esaustivo svolto ad oggi in materia di file sharing), suggerisce l'imposizione di una tassa a monte sull'accesso a banda larga (ISP access) e/o sui supporti che ruotano attorno al file sharing (masterizzatori di CD, CD vergini, lettori MP3, ecc.).

Anche in questo caso, l'importo risultante dai calcoli matematici dello studioso è di pochi dollari al mese (6$) e anche in questo caso sarebbe raccolto da una realtà ad hoc e redistribuito agli aventi diritto. Da notare che calcolando la sola tassazione sull'ISP access, il Prof. Fisher calcola un raccolta pari a 2.5 miliardi di dollari all'anno, solo negli Stati Uniti.

Conclusione

Nessuno ha oggi una soluzione efficace e definitiva ai problemi sollevati dall'uso del file sharing.
Due proposte, della EFF e del Prof. Fisher - per quanto non risolutive e da perfezionare - sono però sulla stessa lunghezza d'onda e hanno il merito di segnare in qualche modo la via da percorrere prospettando per la prima volta soluzioni concrete e soddisfacenti per tutte le parti coinvolte.

Entrambe propongono il pagamento di pochi dollari al mese per compensare i titolari di copyright, a fronte della legalizzazione del P2P.


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* Il presente documento è il sunto della relazione - basata su un report di 400 pagine - presentata dall'autore, in qualità di esperto di Information Technology, in occasione dell'audizione informale tenutasi in data 6 aprile 2004, presso la Commissione Cultura della Camera dei Deputati, avente ad oggetto "Conversione in legge del decreto-legge 22 marzo 2004, n. 72, recante interventi per contrastare la diffusione telematica abusiva di materiale audiovisivo, nonché a sostegno delle attività cinematografiche e dello spettacolo" (4833).
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Aprile 2004 - Marco Montemagno
Under GNU Free Documentation License

Ringraziamenti: Fabio Vescarelli, programmatore straordinario e pensatore di rara purezza.

Posted by Marco Montemagno on aprile 9, 2004 at 09:50 m. in File Sharing | Permalink | Commenti (2)